lunedì 16 gennaio 2017

17 gennaio - Il santo del giorno

Oggi si festeggia Antonio abate , uno dei più famosi eremiti della Chiesa. Nacque in Egitto da una famiglia di agricoltori agiata ,  a circa vent'anni abbandonò ogni bene per dedicarsi alla vita anacoretica , prima nel deserto dove  coperto solo da un rude panno, si rifugiò in un’antica tomba scavata nella roccia poi sulle sponde del Mar Rosso sulle montagne del Pispir in una fortezza abbandonata, infestata dai serpenti, ma con una fonte sorgiva. Nei luoghi di eremettaggio Antonio fu messo più volte alla prova da tentazione demoniache sempre superate grazie alla forza della fede.  Presto  altre persone vollero seguire il suo esempio così si formarono due gruppi di monaci che diedero origine a due monasteri, uno sulla destra del Nilo e l’altro sulla riva sinistra del fiume, ogni monaco aveva come cella una sua grotta scavata nella roccia. Già in vita aveva fama di santità difatti si recarono da lui pellegrini e bisognosi di tutto l'Oriente. Solo due volte lasciò il suo eremittaggio :  la prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia, la seconda, per esortarli alla fedeltà verso il Conciliio di Nicea. Morì ultracentenario. I suoi discepoli tramandarono la sua sapienza nella Chiesa . Scoperte le sue reliquie queste cominciarono a viaggiare fino a giungere la Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore. In questa chiesa  giungevano folle di malati  sopratutto persone affette dal morbo conosciuto in antichità come ‘ignis sacer’ (l'herpes zoster o  fuoco di Sant'Antonio)per chiedere la guarigione . Si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico Ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’ ed infine sorse un  villaggio  che prese il nome di Saint-Antoine di Viennois. Il papa accordò loro il privilegio di allevare maiali per cui i porcellini dotati di una campanella di riconoscimento potevano circolare liberamente per cortili e strade e nessuno li toccava. 
Nell' iconografia è  raffigurato oltre che insieme  al maialino con la campanella, anche col bastone  a forma di T, la ‘tau’ ultima lettera dell’alfabeto ebraico e col fuoco in una mani . Una leggenda narra che  Antonio si recò all’inferno, per riprendersi l’anima di alcuni morti sottratte dal diavolo e mentre il suo maialino creava scompiglio, lui accese col fuoco infernale il suo bastone e portatolo fuori diede fuoco a una catasta di legna donandolo all'umanità  . È  per questa  ragione che ancora oggi, si usa nei paesi accendere, il giorno 17 gennaio, il falò di S. Antonio. Inoltre nel giorno della sua festa , si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici.

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